Capita spesso di usare qualcosa tutti i giorni senza sapere nemmeno che esista. Pensiamo all’elettricità, basta premere un interruttore e la luce si accende ma nessuno si domanda come questo avviene. Nel mondo digitale esiste qualcosa di molto simile, un piccolo programma chiamato “curl”.
Il nome dirà poco ai più, eppure in questo preciso istante è al lavoro su miliardi di dispositivi sparsi in tutto il pianeta. È presente negli smartphone, nelle automobili moderne, nei televisori connessi a Internet, nei router che abbiamo in casa e perfino su un piccolo elicottero inviato dalla NASA su Marte.
Il vero protagonista della storia però è un uomo dal carattere schivo e dalla grande passione per la programmazione, lo svedese Daniel Stenberg.
La cosa sorprendente è che Daniel nel 1996 non aveva certo in mente di cambiare il mondo, stava semplicemente cercando un modo pratico per recuperare alcune informazioni da Internet per un suo progetto personale. Come accade spesso nelle storie dell’innovazione, tutto iniziò quasi per caso.
Quello che era nato come un semplice passatempo iniziò però a crescere, Daniel decise di condividere gratuitamente il proprio lavoro con chiunque fosse interessato a utilizzarlo e migliorarlo, scelta che oggi può sembrare normale, ma che all’epoca era tutt’altro che scontata.
Anno dopo anno, persone provenienti da ogni parte del mondo iniziarono a usare quel programma, aziende, università, ricercatori e sviluppatori scoprirono che quel piccolo strumento faceva una cosa sola, ma la faceva molto bene: permettere ai dispositivi di scambiarsi informazioni attraverso la rete.
Mentre controlliamo il meteo sul telefono, scarichiamo una nuova applicazione o aggiorniamo il navigatore dell’automobile, è molto probabile che, dietro le quinte, “curl” stia svolgendo il suo lavoro silenzioso.
La parte forse più incredibile della vicenda riguarda proprio il suo creatore che nonostante il successo mondiale del programma non è diventato improvvisamente una celebrità. Per oltre vent’anni ha continuato a mantenere e migliorare il software senza ricevere uno stipendio dedicato. Lo faceva nel tempo libero, spinto soprattutto dalla passione e dal desiderio di offrire qualcosa di utile alla comunità.
Solo nel 2019, quando aveva già 48 anni, fu assunto da un’azienda per lavorare a tempo pieno sul progetto che aveva creato tanti anni prima.
In un’epoca in cui spesso si associa il successo a grandi investimenti, campagne pubblicitarie milionarie e visibilità sui social network, la storia di Daniel Stenberg racconta che anche un progetto nato quasi per gioco, sviluppato con costanza e condiviso generosamente, può finire per diventare uno degli ingranaggi fondamentali del mondo moderno.
Milioni di persone non conosceranno mai il nome di Daniel Stenberg e probabilmente a lui va bene così, dopotutto i veri protagonisti della tecnologia non sempre salgono sul palco.
A volte preferiscono restare dietro le quinte, continuando semplicemente a fare bene il proprio lavoro e nel caso di Daniel, quel lavoro ha contribuito a tenere in funzione una piccola parte di Internet che utilizziamo ogni giorno.